oggi la fiducia non si compra con i soldi investiti nella pubblicità, non più.

Aziende  e organizzazioni esistono per aiutare la gente a risolvere un dato problema e oggi la fiducia non si compra con i soldi investiti nella pubblicità, non più.

La creazione di relazioni è parte fondamentale della nozione “partecipazione è marketing”.

Perché partecipazione è marketing?

Nel 2007, l’esperto di marketing dei new media Chris Heuer creò il detto “partecipazione è marketing”. Heuer afferma che le migliori menti del marketing partecipano alle community di cui fanno parte, e non agiscono solo per vendere. Dopotutto, aziende  e organizzazioni esistono per aiutare la gente a risolvere un dato problema; lo scopo originario delle organizzazioni è partecipare per il soddisfacimento di un bisogno. Inoltre esibire prodotti e servizi è una tattica fuori moda non apprezzata da chi è ormai è stanco delle vecchie strategie di marketing o si è già abituato alle tattiche più moderne di coinvolgimento nei social media.

I cosiddette “uomini marketing” devono partecipare alle community in quanto il loro coinvolgimento umanizza l’azienda cui sono rappresentanti, e se avviene nel modo giusto non serve solo all’azienda.

La partecipazione va in due direzioni. Se chi fa marketing si impegna in una community non frequentata dai consumatori, non sta servendo la community nel senso più ampio e i consumatori non partecipano al messaggio di marketing. Naturalmente per realizzare l’idea “partecipazione è marketing”, il consumatore deve impegnarsi realmente nel messaggio di marketing, commentandolo, votandolo o facendo riferimento a esso.

Qualsiasi sia il modo, la comunicazione bidirezionale è fondamentale. A questo proposito , la fedeltà nasce incoraggiando relazioni autentiche con i membri della community.

Se volete solo tentare di vendere qualcosa alla community, e questa è la ragione per cui siete lì, questo sarà chiaro a tutti e non otterrete il successo sperato. Se invece partecipate perché volete condividere ciò che sapete, perché volete veramente essere a servizio della community e dei suoi membri, riuscirete a vendere alle persone giuste grazie alla vostra sincerità e onestà.

La partecipazione richiede un vero dialogo continuativo su basi coerenti. Le aziende farebbero bene considerare di adottare una strategia completa che tenga conto degli utenti della community in cui i prodotti vengono discussi. Bisogna essere sempre autentici. Inoltre, se vi accorgete di un problema di percezione del vostro marchio, non spingete subito il vostro messaggio verso i vostri interlocutori della community: mettetevi nei loro pani per un po’, cercando di capirne atteggiamenti e mentalità. 

SEO senza Social Media? Diverrà solo un ricordo

Più volte abbiamo parlato del potere dei social media, e in questo 2012 il tema social media avrà ancora più importanza, e toccherà addirittura anche chi fa SEO.  Al meno stando alle previsioni degli esperti.

Sono 8 Predictions for SEO in 2012, secondo l’autorevole Rand Fishkin di SEOmoz.

1. Bing crescerà lievemente negli USA, ma rimarrà sotto il 20% mentre Google salirà a più dell’80%

Secondo comScore, Bing + Yahoo! costituiscono circa il 30% del mercato nordamericano, contro il 65% circa di Google.  Secondo Statcounter  invece, Google è circa all’82% mentre Bing + Yahoo! sono circa al 16%.

La ragione principale, non sta nella sola fedeltà al brand e all’inerzia nei confronti di Google, ma soprattutto sta nelle sue performance superiori sulle query da coda lunga.

2. La SEO senza l’uso dei Social Media diverrà un ricordo del passato

SEO e social media marketing sono già intrinsecamente intrecciati, ma si pensa che nel 2012 il confine si sfumerà ancor di più, così come successe fra SEO e link building nel 1999-2000. Non è solo che i fattori sociali si stanno facendo strada negli algoritmi di ranking (in modo diretto e indiretto), ma anche che il social sta diventando il metodo dominante di condivisione e scoperta degli utenti del web. Il link graph resterà utile per gli anni a venire, ma lo share graph sta intaccando la sua capacità di mostrare cose nuove, interessanti, utili, rilevanti e di alta qualità.

 Questa tendenza potrebbe indebolire il concetto di SEO, e porterà quelli che hanno usato il nome “SEO” per descrivere la propria professione per oltre un decennio a migrare verso qualcosa di più ampio.

3. Google intraprenderà finalmente forti azioni nei confronti di chi manipola i link ai fini di spam

Uno dei principali punti deboli di Google (e anche di Bing) è quello di affidarsi eccessivamente ai link per determinare il posizionamento di un contenuto all’interno delle SERP.

La previsione è che nel 2012 il team di ricerca di Google lancerà dei cambiamenti algoritmici, atti a svalutare i link di bassa qualità. Il linkspam ha creato diversi imbarazzi, e indebolito la fiducia che molti ripongono nei confronti di Google. Esattamente come le content farm sono state colpite nel 2011, credo che gli spam link lo saranno nel 2012.

4. Pinterest sfonderà

Gli ultimi 4 anni hanno visto Facebook, Twitter, LinkedIn, Foursquare e Tumblr superare i 10 milioni di utenti. Nel 2012, Pinterest probabilmente farà lo stesso.

Non stupirti dunque se ne prossimi mesi vedrai un sacco di post, scritti da marketer, su come sfruttare Pinterest per condividere contenuti e trovare potenziali clienti.

5. L’uso di annunci pubblicitari troppo aggressivi rischierà di essere un boomerang per Google

6. La keyword “(not provided)” supererà il 25% delle ricerche sul web

Nonostante le dichiarazioni di Google, gli accessi da “(not provided)” rimarranno in doppia cifra, e per la fine del 2012 1/4 di tutte le ricerche sarà effettuata da utenti loggati (che quindi figureranno con keyword anonime). Google sta lavorando duramente per spingere Android, Google+, Google Apps e Gmail, il che aumenterà nel tempo questa percentuale.

 7. Assisteremo alla nascita di un serio programma di certificazione

La search e l’inbound marketing hanno bisogno di un programma che aiuti i giovani talenti a diventare professionisti maturi. Oggi SEMPO, Market Motive, Inbound Marketing University, Search Engine College e diversi altri forniscono questo genere di servizio, ma nessuno di loro è uno standard nel settore.

8. Google renderà molto difficile fare SEO per chi non utilizza Google+

Google ha da poco inserito nelle SERP le “pagine brand” di Google+, nonché le Cerchie e i +1. E ha introdotto il rel=”author” per permettere di identificare l’autore di un contenuto. Penso che nel 2012 gli sforzi di Google vadano nella direzione di legare i risultati organici ai suoi sistemi di login/verifica. Questo non solo per incoraggiare/forzare l’utilizzo del suo social network, ma per legare insieme i segnali sociali, di ranking e di visibilità (e probabilmente per combattere meglio spam e manipolazioni).

Due considerazioni finali:

Di positivo per i marketer c’è una più stretta integrazione con la piattaforma social, che premierà coloro che sapranno gestire con successo SEO e social media marketing. E anche (si spera) sarà un vantaggio per chi usa tecniche white hat atte a costruire un brand, riducendo l’efficacia di cose come i domini a corrispondenza esatta o i link spammosi.

Di negativo c’è che in questo modo Google riuscirà ad ottenere dati su tutto ciò che facciamo online, rendendolo ancora più forte di quanto non lo sia già oggi.

Social Media: per le aziende: Pericolo o Opportunità?

Più volte abbiamo parlato e riparlato del potere dei social media e dell’importanza di implementare strategie di marketing sfruttando questi nuovi canali.

I Social Media per alcuni possono essere dei nuovi strumenti da avere paura, in quanto non conoscendoli non si ha la completa visione delle loro potenzialità. Da qualche tempo però, sono sempre più le aziende e i clienti che hanno avuto l’esigenza di essere con la loro attività e prodotti sui social media e interagiscono fra loro costantemente e in maniera più attiva.

I Social Media sono un’Opportunità per le aziende, ma prima di tuffarsi in una campagna di marketing sui social media, è opportuno che l’azienda pianifichi bene tutta la strategia, gli obiettivi che si vuole raggiungere, i tempi e le modalità…

Perché?

I Social Media sono utili strumenti per attirare a livello di marketing molti nuovi clienti, e far conoscere in modo virale un prodotto o la nostra stessa realtà. Allo stesso tempo però, questi strumenti possono essere un’arma da non sotto valutare.

Oggi vi vogliamo raccontarvi due storie molto simile anche se per certi versi molto diverse, di due realtà aziendale molto conosciute.

 

Toyota: Un caso di Successo

Per il lancio della nuova Toyota FJ Cruiser, Toyota Australia ha lanciato una strategia di marketing su Facebook.

La parte centrale della strategia era la seguente: Ogni click sul Like Button, il prezzo dell’auto veniva diminuito di 5$, permettendo agli appassionati Toyota di acquistare la macchina con uno sconto importante.

Risultati? Un successo! La campagna lanciata in 20 giorni ha permesso di avere uno sconto di circa 6000$ sul prodotto iniziale quotato 36.000 dollari e un incremento notevole dei propri fan.

 

L’altra azienda che ha deciso di “tuffarsi” nel marketing dei social media e lanciare una campagna, è stata l’azienda Terranova.

Terranova: Un caso di Pericolo

Terranova sul boom delle operazioni di marketing su Facebook simili a Toyota, lancia nel Marzo 2011 una campagna “Più piace, meno costa”.

Purtroppo non avendo ben messo in chiaro regole e dei limiti, propone al pubblico che per ogni Like il prezzo dei capi si riducesse di 0,05 euro.

A lungo periodo molti singoli capi venivano acquistati a pochissimi euro, e all’azienda, la cosa non piaceva più, alla fine Terranova pensò bene di cambiare il regolamento in corso, indicando nell’acquisto l’obbligo di comprare un total-look.

L’errore: l’azienda ha sottovalutato e non ha calcolato quale poteva essere la reazione del pubblico e quindi questo cambiamento improvviso fece infuriare non poco i fan e creare una grande polemica, danneggiando in parte l’immagine del brand.

Negli ultimi anni i social media sono sempre più i canali preferiti delle aziende come strumenti di marketing. E sono molte le agenzie (soprattutto negli Stati Uniti) ma anche in Italia, che si sono specializzate su questo argomento, ovvero quello di creare e gestire contenuti di valore sugli spazi offerti dai social media.

Ad oggi possiamo dire con certezza che per il 90% delle aziende è Facebook il numero uno dei social media con il quale è possibile pianificare e lanciare operazioni mirate per attirare maggiore consenso e convertire il traffico in vendite, i fan in clienti.

Allo stesso tempo le Aziende e i Brand non devono sottovalutare la scelta e la gestione di queste operazioni, in quanto eseguite in modo scorretto, possono provocare un danno di immagine notevole.

I Social Media sono un’opportunità per le aziende, ma possono anche rivelarsi un pericolo.

Perché Facebook è importante per le aziende?

È molto semplice, Facebook consente a qualsiasi azienda di restare in contatto con gli utenti in qualsiasi momento e ovunque si trovino, via computer o dispositivo mobile, a casa o in ufficio, mentre guardano la TV o fanno shopping con gli amici. Ciò consente alle aziende di creare esperienze sociali complete, instaurare rapporti duraturi e dare ulteriore risonanza alla strategia di marketing più potente in assoluto: il passa parola.

Entrare in contatto con le persone è solo l’inizio.

Primo passo consiste nel creare la vostra presenza con una Pagina Facebook

Creare un’esperienza sociale sui vostri prodotti e servizi online, che sia coinvolgente e personalizzata.

Pubblicizzare o Creare Offerte 

La creazione di questi punti di contatto su Facebook consente di iniziare a costruire una base di fan e coinvolgere i clienti. Le Inserzioni “Mi piace” su Facebook sono il modo più rapido per conquistare nuovi fan. Grazie alla pubblicazione e al coinvolgimento dei fan in conversazioni potrete approfondire i rapporti e ottenere preziose informazioni.


Facebook trasforma l’acquisto in una decisione sociale, consentendo alle persone di condividere preferenze e acquisti, online e nel mondo reale. Facebook consente di creare eventi promozionali virali e pubblicizzare o creare offerte. 

Ogniqualvolta un utente interagisce con l’azienda, la relativa azione viene pubblicata nella sezione Notizie, generando passaparola. Queste notizie generate sono estremamente efficaci per coinvolgere gli altri utenti e invitarli all’azione;

 

Proprio come nel mondo reale, creare rapporti con le persone su Facebook richiede tempo e costituisce un investimento sul lungo periodo.

Insieme, questi strumenti garantiscono l’efficacia della pubblicità indiretta con la portata e la prevedibilità di quella diretta. Ogni campagna che viene eseguita ha un impatto prolungato grazie ai rapporti che vengono costruiti. Si tratta di un nuovo tipo di passa parola, e le ricerche dimostrano che è doppiamente efficace per ottenere i risultati desiderati.

 

Facebook vi consente di ottenere feedback in tempo reale dagli utenti offrendovi la possibilità di riproporre immediatamente i contenuti.

 

Facebook deve essere integrato con altre iniziative di marketing di ampio respiro e diventare parte delle strategie per il raggiungimento degli obiettivi aziendali.

 

Facebook è il posto ideale per dare vita alla personalità del vostro marchio mediante una strategia di comunicazione originale e uniforme.

 

Obiettivi di Facebook

Promozione dello sviluppo e dell’innovazione dei prodotti

Incremento della popolarità

Indirizzamento delle preferenze e differenziazione

Incremento del traffico e delle vendite

Fidelizzazione e approfondimento dei rapporti

Amplificazione di consigli e passaparola

Accesso a informazioni strategiche

 

Individuazione e perfezionamento del pubblico di destinazione

Tutte le attività su Facebook e in generale in queste rete sociali, sono virali in quanto tutte le azioni intraprese vengono pubblicate e rimangono visualizzate nella sezione Notizie.

Ogni volta che un utente conferma la propria partecipazione a un evento, seleziona o si registra in un luogo, l’azione corrispondente viene condivisa con tutti i suoi amici. Questa combinazione di passaparola e della capacità di approfondire il coinvolgimento dei clienti presso il punto di acquisto (sul sito Web o in loco) è incredibilmente potente per incrementare traffico e vendite.

I social network vuol dire proprio rete sociale il che significa che si basano principalmente sui rapporti. Le persone che seguono la Pagina Ufficiale di un’azienda, stanno dicendo che desiderano instaurare un rapporto con la stessa. Questa connessione consente all’azienda di creare e approfondire i rapporti con i clienti più fedeli e consente loro di parlare del proprio marchio con i loro amici. Visto il tipo di informazioni che gli utenti condividono su Facebook, twitter ecc, è possibile creare esperienze altamente personalizzate per incrementare il coinvolgimento e la fidelizzazione nel corso del tempo.

Facebook consente all’azienda di apprendere preziose informazioni sui potenziali clienti, osservandone le azioni e comunicando direttamente con loro. È ideale per conoscere in modo più approfondito i propri clienti e cosa pensano di voi.

Facebook in Italia 21 milioni di persone ne fanno uso
 
Siamo in tanti ad usare i social network. Pensate con solo su Facebook gli italiani sono 21 milioni…   
 
Il blogger Vincenzo Cosenza (autore dell’Osservatorio Facebook) ha tirato fuori una delle sue famose infografiche sul mondo dei social media. Questa volta si parla di Facebook (vedi sotto). In Italia gli iscritti sono arrivati a 21 milioni.
Il casco va su Facebook. O quasi. Ecco le foto.
Un numero notevole se si pensa che i navigatori abituali sono 27 milioni, secondo l’ultima rilevazione Audiweb.
I 50 migliori profili italiani di Twitter. Guarda la classifica.
Scrive Cosenza sul suo blog: "Addirittura più della metà, 13 milioni, accedono ogni giorno. Il dato è impressionante se si pensa che Audiweb dice che nel giorno medio sono 13,9 milioni gli italiani che usano Internet (da considerarare le diverse metodologie di rilevazione: Audiweb usa un panel di navigatori, Facebook traccia gli utenti attraverso i suoi server).
Guarda tutti i giochi da fare online (sui social network).
Infine dei 9 milioni che usano la rete da dispositivo mobile, ben 7,5 entrano anche nel luogo di aggregazione digitale più grande d’Italia (erano 4 a gennaio)”.
Come si vede dal grafico la regione più rappresentata è il Lazio, seguito da Lombardia e Campania. Fanalino di coda è il Molise. Le donne sono in minoranza (46%), mentre la fascia d’età più presente è quella che va dai 19 ai 24 anni.

Facebook in Italia 21 milioni di persone ne fanno uso

 

Siamo in tanti ad usare i social network. Pensate con solo su Facebook gli italiani sono 21 milioni…   

 

Il blogger Vincenzo Cosenza (autore dell’Osservatorio Facebook) ha tirato fuori una delle sue famose infografiche sul mondo dei social media. Questa volta si parla di Facebook (vedi sotto). In Italia gli iscritti sono arrivati a 21 milioni.

Il casco va su Facebook. O quasi. Ecco le foto.

Un numero notevole se si pensa che i navigatori abituali sono 27 milioni, secondo l’ultima rilevazione Audiweb.

I 50 migliori profili italiani di Twitter. Guarda la classifica.

Scrive Cosenza sul suo blog: "Addirittura più della metà, 13 milioni, accedono ogni giorno. Il dato è impressionante se si pensa che Audiweb dice che nel giorno medio sono 13,9 milioni gli italiani che usano Internet (da considerarare le diverse metodologie di rilevazione: Audiweb usa un panel di navigatori, Facebook traccia gli utenti attraverso i suoi server).

Guarda tutti i giochi da fare online (sui social network).

Infine dei 9 milioni che usano la rete da dispositivo mobile, ben 7,5 entrano anche nel luogo di aggregazione digitale più grande d’Italia (erano 4 a gennaio)”.

Come si vede dal grafico la regione più rappresentata è il Lazio, seguito da Lombardia e Campania. Fanalino di coda è il Molise. Le donne sono in minoranza (46%), mentre la fascia d’età più presente è quella che va dai 19 ai 24 anni.

Gli obiettivi nell’ambito dei social media
 
Se hai un’azienda e desideri imbarcarvi in una campagna di social media marketing, dovresti articolare chiaramente e capire che cosa vuoi ottenere. Qual è il tuo scopo? Vuoi attrare l’attenzione, nuovi clienti o entrambe le cose? 
È importante sapere che il social media marketing, senza una definizione di obiettivi, può rivelarsi negativo. Esso implica avere vere e proprie relazioni personali, e quindi dovrai ascoltare e rispondere adeguatamente. È necessario fare ricerche e pianificare dettagliatamente per definire le modalità del tuo coinvolgimento con i membri delle community. Se ti mette in gioco senza essere conscio di ciò che ti circonda e del tuo spazio, le conseguenze possono essere disastrose.
 Per esempio, la maggioranza delle famiglie italiane non apprezza le intrusioni di venditori televisivi all’ora di cena. Nello spazio online l’atteggiamento è simile: la gente sceglie chi ascoltare e chi no. 
Se la missione della tua azienda è solo “vendere, vendere, vendere, e non dare, dare, dare”, fallirà perché la gente non è più ricettiva alle tattiche di marketing prepotenti. Il social media marketing, è fondamentalmente sociale: è una conversazione bidirezionale. Marchi, esperti di marketing e aziende parlano, ma questa volta il pubblico prende parte alla conversazione; c’è equilibrio di poteri tra tu (rappresentante del marchio, dell’azienda) e la gente (rappresentante del mercato).
La trasparenza è fondamentale:
Il social media marketing, è legato completamente all’apertura, ovvero, alla trasparenza. Se informi al tuo pubblico sui tuoi obiettivi primari e sui valori fondati della tua azienda e sei onesto su ciò in cui la tua azienda è forte e ciò in cui è debole, non dovrai temere nulla dai social media. Essere sinceri riguardo i propri obiettivi è sempre importante e viene sempre apprezzato dal pubblico della community.

L’ascolto è necessario:
Una conversazione bidirezionale implica che tu e la tua azienda nella vostra zione di marketing, diffondiate il vostro messaggio di marketing, ma anche che ascoltiate ciò che si dice dei vostri prodotti e dei vostri messaggi. Ascoltare però non basta, perché si rischia che la vostra presenza non venga notata: rispondendo, interagendo in modo attivo, rafforzerete la relazione con il vostro pubblico e gli farete capire di aver a cuore ciò che pensa.
Inoltre, ti diamo un ulteriore consiglio: per aver successo nei social media marketing, è necessario avere account su tutte le piattaforme dei social media e rispondere agli utenti quando opportuno.

Gli obiettivi nell’ambito dei social media

 

Se hai un’azienda e desideri imbarcarvi in una campagna di social media marketing, dovresti articolare chiaramente e capire che cosa vuoi ottenere. Qual è il tuo scopo? Vuoi attrare l’attenzione, nuovi clienti o entrambe le cose?

È importante sapere che il social media marketing, senza una definizione di obiettivi, può rivelarsi negativo. Esso implica avere vere e proprie relazioni personali, e quindi dovrai ascoltare e rispondere adeguatamente. È necessario fare ricerche e pianificare dettagliatamente per definire le modalità del tuo coinvolgimento con i membri delle community. Se ti mette in gioco senza essere conscio di ciò che ti circonda e del tuo spazio, le conseguenze possono essere disastrose.

 Per esempio, la maggioranza delle famiglie italiane non apprezza le intrusioni di venditori televisivi all’ora di cena. Nello spazio online l’atteggiamento è simile: la gente sceglie chi ascoltare e chi no.

Se la missione della tua azienda è solo “vendere, vendere, vendere, e non dare, dare, dare”, fallirà perché la gente non è più ricettiva alle tattiche di marketing prepotenti. Il social media marketing, è fondamentalmente sociale: è una conversazione bidirezionale. Marchi, esperti di marketing e aziende parlano, ma questa volta il pubblico prende parte alla conversazione; c’è equilibrio di poteri tra tu (rappresentante del marchio, dell’azienda) e la gente (rappresentante del mercato).

La trasparenza è fondamentale:

Il social media marketing, è legato completamente all’apertura, ovvero, alla trasparenza. Se informi al tuo pubblico sui tuoi obiettivi primari e sui valori fondati della tua azienda e sei onesto su ciò in cui la tua azienda è forte e ciò in cui è debole, non dovrai temere nulla dai social media. Essere sinceri riguardo i propri obiettivi è sempre importante e viene sempre apprezzato dal pubblico della community.

L’ascolto è necessario:

Una conversazione bidirezionale implica che tu e la tua azienda nella vostra zione di marketing, diffondiate il vostro messaggio di marketing, ma anche che ascoltiate ciò che si dice dei vostri prodotti e dei vostri messaggi. Ascoltare però non basta, perché si rischia che la vostra presenza non venga notata: rispondendo, interagendo in modo attivo, rafforzerete la relazione con il vostro pubblico e gli farete capire di aver a cuore ciò che pensa.

Inoltre, ti diamo un ulteriore consiglio: per aver successo nei social media marketing, è necessario avere account su tutte le piattaforme dei social media e rispondere agli utenti quando opportuno.

Gli italiani usano Facebook come principale veicolo anche per comunicare le scuse.

 
 
È quanto sostiene la commissionata all’Istituto SWG da Unibet, che ha condotto una ricerca sugli italiani e le loro mille scuse. L’indagine ha analizzato le risposte di un campione rappresentativo della popolazione tra i 18 e i 64 anni, fotografando il rapporto degli italiani con le scuse. 
 
“Siamo in ritardo per l’ufficio, con il fidanzato o per la cena in famiglia. Ci siamo attardati sotto le coperte, o a fare shopping, o semplicemente abbiamo cercato di ritardare un incontro non gradito.”
Eppure, per giustificarci, ci trasformiamo in artisti. “Scusa il ritardo, ma sai, ho incontrato un VIP per strada e ho perso tempo per l’autografo”, oppure:  ”Mi si è impigliato il vestito nella portiera e sono corsa a cambialo”, per non parlare di chi inventa: “Mi si è rovesciato un carico di arance davanti all’auto”… Insomma, la fantasia non fa difetto. il 17% della popolazione è un professionista della scusa, mentre il 52% mente solo ”qualche volta”. E uomo o donna, nord o sud, quando c’è da inventare scuse, nessuno si tira indietro.   
 
Il web si dimostra, in questi casi un grande palcoscenico dei pretesti. E’ il veicolo principale in cui comunicare una scusa: nel 34% dei casi gli intervistati affermano di usare per questo scopo proprio i social network, come Facebook e altri.
Oppure per prendere spunto attraverso video, commenti, post (21%) o di chiedere aiuto agli amici sempre per trovare la giustificazione migliore dietro cui nascondersi ad ogni occasione (17%). L’arte della scusa, però non sta solo nell’inventare un pretesto: bisogna anche saperlo reggere. In effetti, il 16% degli intervistati ammette di essere stato “pizzicato”  proprio sul Web, luogo virtuale in cui si può venir colti in flagrante nel momento scelto per accampare un impegno inderogabile. Le giustificazioni truffaldine in versione 2.0 sono dunque anche tra le più difficili da gestire.
 
Per qualcuno la scusa è una fatica (32%, soprattutto donne e 45-54enni), mentre per altri è un’arte da coltivare (21%, giovani e soggetti con alta scolarità), o addirittura una necessità (25%, soprattutto per 55-64enni) o uno stile di vita (per il 13% del campione). 
Le scuse più gettonate per gli uomini sono: ho una riunione di lavoro 43%
"c’era molto traffico" (37%), "è soltanto un’amica" 32%, non c’era campo (26%), mentre le donne dicono: "ho un terribile mal di testa" (61%); "non sono a dieta, semplicemente non ho fame" (32%), "no, non ho pianto, mi è andato qualcosa nell’occhio" (26%). 
 
In realtà gli italiani accampano scuse per motivi di solito piuttosto banali: E il mal di testa per le donne (61%) e l’impegno di lavoro per gli uomini (43%), restano comunque le più gettonate….  Si ricorre a un pretesto, oltre che per evitare un impiccio, anche per non  dover rinunciare a qualcosa a cui si tiene: questo vale per il 21% degli intervistati. Il 30%.  Tra gli altri motivi per cui si ricorre a una scusa spiccano la vogli di evitare i pranzi, incontri o riunioni (36%), per non aver rispettato o aver dimenticato un impegno preso (31%), perché siamo in ritardo ad un appuntamento (28%), per pigrizia (26%), per aver dimenticato anniversari, compleanni, date importanti (11%), ma anche per nascondere un tradimento (10%). Infine, ultimo dato da sottolineare, la scusa accomuna tutti, ma proprio tutti: solo l’1%, infatti, dichiara orgogliosamente: “Non trovo mai scuse”. 
 

Gli italiani usano Facebook come principale veicolo anche per comunicare le scuse.





 

 

È quanto sostiene la commissionata all’Istituto SWG da Unibet, che ha condotto una ricerca sugli italiani e le loro mille scuse. L’indagine ha analizzato le risposte di un campione rappresentativo della popolazione tra i 18 e i 64 anni, fotografando il rapporto degli italiani con le scuse. 

 

“Siamo in ritardo per l’ufficio, con il fidanzato o per la cena in famiglia. Ci siamo attardati sotto le coperte, o a fare shopping, o semplicemente abbiamo cercato di ritardare un incontro non gradito.”

Eppure, per giustificarci, ci trasformiamo in artisti. “Scusa il ritardo, ma sai, ho incontrato un VIP per strada e ho perso tempo per l’autografo”, oppure:  ”Mi si è impigliato il vestito nella portiera e sono corsa a cambialo”, per non parlare di chi inventa: “Mi si è rovesciato un carico di arance davanti all’auto”… Insomma, la fantasia non fa difetto. il 17% della popolazione è un professionista della scusa, mentre il 52% mente solo ”qualche volta”. E uomo o donna, nord o sud, quando c’è da inventare scuse, nessuno si tira indietro.   

 

Il web si dimostra, in questi casi un grande palcoscenico dei pretesti. E’ il veicolo principale in cui comunicare una scusa: nel 34% dei casi gli intervistati affermano di usare per questo scopo proprio i social network, come Facebook e altri.

Oppure per prendere spunto attraverso video, commenti, post (21%) o di chiedere aiuto agli amici sempre per trovare la giustificazione migliore dietro cui nascondersi ad ogni occasione (17%). L’arte della scusa, però non sta solo nell’inventare un pretesto: bisogna anche saperlo reggere. In effetti, il 16% degli intervistati ammette di essere stato “pizzicato”  proprio sul Web, luogo virtuale in cui si può venir colti in flagrante nel momento scelto per accampare un impegno inderogabile. Le giustificazioni truffaldine in versione 2.0 sono dunque anche tra le più difficili da gestire.

 

Per qualcuno la scusa è una fatica (32%, soprattutto donne e 45-54enni), mentre per altri è un’arte da coltivare (21%, giovani e soggetti con alta scolarità), o addirittura una necessità (25%, soprattutto per 55-64enni) o uno stile di vita (per il 13% del campione). 

Le scuse più gettonate per gli uomini sono: ho una riunione di lavoro 43%

"c’era molto traffico" (37%), "è soltanto un’amica" 32%, non c’era campo (26%), mentre le donne dicono: "ho un terribile mal di testa" (61%); "non sono a dieta, semplicemente non ho fame" (32%), "no, non ho pianto, mi è andato qualcosa nell’occhio" (26%). 

 

In realtà gli italiani accampano scuse per motivi di solito piuttosto banali: E il mal di testa per le donne (61%) e l’impegno di lavoro per gli uomini (43%), restano comunque le più gettonate….  Si ricorre a un pretesto, oltre che per evitare un impiccio, anche per non  dover rinunciare a qualcosa a cui si tiene: questo vale per il 21% degli intervistati. Il 30%.  Tra gli altri motivi per cui si ricorre a una scusa spiccano la vogli di evitare i pranzi, incontri o riunioni (36%), per non aver rispettato o aver dimenticato un impegno preso (31%), perché siamo in ritardo ad un appuntamento (28%), per pigrizia (26%), per aver dimenticato anniversari, compleanni, date importanti (11%), ma anche per nascondere un tradimento (10%). Infine, ultimo dato da sottolineare, la scusa accomuna tutti, ma proprio tutti: solo l’1%, infatti, dichiara orgogliosamente: “Non trovo mai scuse”. 

 

**Aziende: 5 regole per avere successo sui social**
Oltre la metà dei migliori marchi italiani non ha una pagina Facebook, secondo una ricerca di Blogmeter. Le altre magari hanno molti fan, ma poche interazioni. 
Ecco alcuni consigli che possono seguire i brand:
Lo spazio è degli utenti Una cosa della quale tenere conto è che lo spazio è degli utenti ed è sbagliato dettare delle regole. In Internet le persone sono abituate a montare e smontare, a costruire il loro messaggio e a manipolare quello del marchio. Usare lo stesso approccio, imponendo di non usare termini o loghi registrati, che si ha nel mondo dell’editoria o della stampa è controproducente.  Incoraggiare la partecipazione Ha un milione di fan, e poi? Bisogna avere la voglia e il coraggio di mettersi in gioco e motivare gli utenti a partecipare. Due esempi sono quelli di Activia di Danone, che ha chiesto ai fan quale di quattro gusti volessero assaggiare e ha seguito il consiglio nella fase di produzione, e Fiat, che ha portato 1.500 ‘amici’ a fare un test drive. Il 2-3% ha poi acquistato la macchina: si tratta di un nuovo canale di marketing da affiancare a quelli tradizionali.  Selezionare le informazioni Parlare a un giornalista, a un blogger o a un internauta presente su Facebook non è ovviamente la stessa cosa. E’ dimostrato che i consumatori vogliono informazioni, sconti e vantaggi. La pagina non deve essere una vetrina di comunicati stampa o lanci, deve proporre qualcosa di interessante e coinvolgente per l’utente, che in caso contrario fugge via Google verso altri lidi.  Ascoltare i consumatori La prerogativa del dialogo è l’ascolto. Queste nuove piattaforme impongono, e quello di Activia è un valido esempio, una presa di coscienza del volere dei consumatori. Commenti, critiche e richieste devono diventare spunto per le successive decisioni di un’azienda che una volta aperto il vaso di pandora del botta e risposta non può più prescindere dallo stesso. 
 

**Aziende: 5 regole per avere successo sui social**

Oltre la metà dei migliori marchi italiani non ha una pagina Facebook, secondo una ricerca di Blogmeter. Le altre magari hanno molti fan, ma poche interazioni.

Ecco alcuni consigli che possono seguire i brand:

Lo spazio è degli utenti
Una cosa della quale tenere conto è che lo spazio è degli utenti ed è sbagliato dettare delle regole. In Internet le persone sono abituate a montare e smontare, a costruire il loro messaggio e a manipolare quello del marchio. Usare lo stesso approccio, imponendo di non usare termini o loghi registrati, che si ha nel mondo dell’editoria o della stampa è controproducente.

Incoraggiare la partecipazione
Ha un milione di fan, e poi? Bisogna avere la voglia e il coraggio di mettersi in gioco e motivare gli utenti a partecipare. Due esempi sono quelli di Activia di Danone, che ha chiesto ai fan quale di quattro gusti volessero assaggiare e ha seguito il consiglio nella fase di produzione, e Fiat, che ha portato 1.500 ‘amici’ a fare un test drive. Il 2-3% ha poi acquistato la macchina: si tratta di un nuovo canale di marketing da affiancare a quelli tradizionali.

Selezionare le informazioni
Parlare a un giornalista, a un blogger o a un internauta presente su Facebook non è ovviamente la stessa cosa. E’ dimostrato che i consumatori vogliono informazioni, sconti e vantaggi. La pagina non deve essere una vetrina di comunicati stampa o lanci, deve proporre qualcosa di interessante e coinvolgente per l’utente, che in caso contrario fugge via Google verso altri lidi.

Ascoltare i consumatori
La prerogativa del dialogo è l’ascolto. Queste nuove piattaforme impongono, e quello di Activia è un valido esempio, una presa di coscienza del volere dei consumatori. Commenti, critiche e richieste devono diventare spunto per le successive decisioni di un’azienda che una volta aperto il vaso di pandora del botta e risposta non può più prescindere dallo stesso.